25 Aprile: presidio del “Comitato 27 Febbraio contro il governo Draghi” a Sampierdarena, in via Daste, presso la lapide commemorativa del partigiano Raffaele Pieragostini
In occasione della Festa di Liberazione si è svolto un presidio in via Daste, a Sampierdarena, presso la lapide commemorativa del partigiano Raffaele Pieragostini, organizzata dal “Comitato 27 Febbraio contro il governo Draghi” di cui fanno parte Cumpanis Genova, Partito Comunista, Circolo Culturale Proletario di Genova e M-48.
Gli organizzatori hanno emesso un comunicato stampa in cui affermano: "Con la sua presenza il Comitato 27 Febbraio ribadisce la propria vocazione schiettamente antifascista, contribuendo con una delegazione di militanti ed un intervento al presidio organizzato. A 76 anni da quel 25 aprile ’45, noi comunisti ci siamo, a commemorare la liberazione dal nazifascismo – e domani ci saremo ancora e saremo di più. Questo è il nostro impegno e per questo combatteremo".
Foto che riprendono momenti della commemorazione ripresi dal sito on-line Genova New
Intervento di Silvano Ceccoli, a nome del Circolo Culturale Proletario di Genova, alla deposizione di una corona di fiori alla lapide posta sulla casa natia del partigiano comunista Raffele Pieragostini, in Via Daste, a Genova-Sampierdarena, la mattina del 25 Aprile 2021
Raffaele Pieragostini nacque il 3 Maggio del 1899, in questa modesta casetta, in mezzo a tanti palazzi lussuosi ottocenteschi. Forse si trattava di una casa adibita agli alloggi dei guardiani o della servitù di qualche palazzotto di ricchi borghesi sampierdarenesi dell’Ottocento.
Sin da giovane, assetato di cultura si dedica alla lettura e frequenta incontri di letteratura e di cultura generale promossi agli albori del XX secolo dal centro mazziniano, poco distante da casa sua. Diventato operaio dei cantieri San Giorgio, a Sestri Ponente, si trasferisce con i suoi genitori e i suoi fratelli a vivere a Cornigliano, in via della Libertà, da cui poteva recarsi al lavoro a piedi. Nel 1922 si iscrive al Partito Comunista d’Italia e inizia a diffondere tra gli operai dei cantieri il settimanale dei comunisti Bandiera Rossa (l’Unità uscirà per la prima volta come quotidiano dal 12 Febbraio 1924).
Organizzatore infaticabile mise su le varie cellule della federazione genovese del PCI. Come descrive efficacemente il suo biografo Nicola Simonelli: “La sua intransigenza più rigorosa con cui applicava la disciplina, prima con sé stesso e poi con i suoi compagni, non fu mai esagerazione fanatica, paragonabile ad una mistica missione, ma in questo adempimento del suo dovere vi era tutta la consapevolezza di quante vite preziose poteva proteggere e salvare, perché nella clandestinità non ci si poteva permettere la più piccola distrazione, né indecisioni che potevano essere fatali”
Dal 1922 al 1927 Pieragostini è artefice dell’attività clandestina del PCI in Genova.
E’ Pieragostini che organizza incontri importanti di dirigenti nazionali nel genovesato, come, tra gli altri, quello tenutosi nelle campagne del comune di Sant’Olcese, tra il 1° e il 3 Novembre del 1926, a cui Gramsci non partecipò, perché aveva scoperto di essere pedinato dall’OVRA e decise di far ritorno a casa, a Roma, dove di lì a poco sarebbe stato arrestato dagli sbirri fascisti. Il 6 Novembre del 1927 Pieragostini è arrestato dai Carabinieri di Sampierdarena
Dal 1927 al 1932 è in prigione.
Dopo aver trascorso il periodo del processo nel carcere di Marassi, condannato, viene trasferito nel carcere di Padova, dove divide il tempo con altri prestigiosi dirigenti comunisti di grande spessore ideologico e morale, come Scoccimarro e Amoretti.
Dal 1932 al 1935,ripresa dell’attività clandestina nel PCI.
Scarcerato, grazie all’amnistia concessa da Mussolini per i 10 anni dalla marcia su Roma, Pieragostini riprende i contatti col PCI e riprende la sua attività clandestina. Ma, braccato dalla polizia fascista riesce a sottrarsi all’arresto e ripara in Francia nel Settembre del 1935.
Da Settembre a Novembre 1935 a, Parigi
In questi 3 mesi Pieragostini lavora presso l’Ufficio Esteri del PCI, situato a Parigi.
Novembre 1935-Primavera 1938
Si reca a Mosca, dove sotto il falso nome di Gianni Licarini, prende parte, come studente, ai corsi dell’Università Leninista, situata alla periferia di Mosca. Forse questo è il periodo più bello della sua vita, perché si dedica spensieratamente agli studi, senza privazioni e passando una vita serena.
Aprile 1938-Febbraio 1939 Guerra di Spagna
Con lo pseudonimo di Gianni Di Giorgio, Pieragostini prende parte alla guerra civile spagnola lavorando ad una radio in lingua italiana che sostiene gli antifranchisti. Con la vittoria del Generale Franco, nel Febbraio 1939, Pieragostini si rifugia in Francia.
Resistenza Francese, dal Febbraio 1939 al Gennaio 1942
Pieragostini entra a far parte della resistenza francese e viene arrestato il 20 Gennaio 1942.
20 Gennaio 1942- Agosto 1943 carcerato in Italia
Essendo italiano, viene trasferito a Roma e il 4 Maggio 1942 viene condannato a 18 anni di carcere da un tribunale fascista. Il 10 Giugno 1942 è trasferito nel penitenziario di San Gimignano (prov. di Siena), dove vi resterà sino all’Agosto del 1943, quando viene liberato, essendo caduto il fascismo e il governo è ora in mano al Generale Badoglio che concorda con il CLN la liberazione dei prigionieri politici.
Pieragostini torna a Genova e si mette di nuovo a lavorare clandestinamente per il PCI.
3 Settembre 1943, Albergo Serafini, a Cornigliano, il Comitato Federale genovese del PCI, riunitosi segretamente, nomina Raffaele Pieragostini Segretario Politico del Comitato Federale del PCI di Genova.
Gennaio 1944, Pieragostini viene nominato Ispettore per la Liguria per il PCI delle Brigate Garibaldi e dei GAP genovesi. In questo incarico assume la falsa identità di Piero Agostini.
Marzo-Giugno 1944, Pieragostini si occupa della formazione delle Brigate Garibaldi nell’entroterra ligure e nel dirigere le SAP nei centri principali della Liguria. Il suo infaticabile e scrupoloso lavoro da i suoi frutti, a sostegno delle formazioni partigiane.
Giugno 1944, Pieroagostini ha ora lo pseudonimo di Lorenzo Rossi, e viene nominato responsabile militare del PCI in Liguria. Alla fine del mese di Giugno del 1944, riunitosi il CLN Liguria, al nr.16 di Corso Carbonara, Pieragostini viene nominato vicecomandante delle formazioni partigiane, mentre il comando viene assegnato al Generale Cesare Rossi.
1945 da Gennaio ad Aprile: carcere e tortura.
Nella IV Sezione del carcere di Marassi, a Genova, nei mesi Gennaio-Febbraio 1945, all’appello dei detenuti per l’interrogatorio alla “Casa dello Studente” (luogo di tortura) un numero era chiamato quotidianamente: il numero 2959, quello di Pieragostini. I carnefici dopo oltre 2 mesi di torture, non sapevano più cosa fare di un uomo mezzo morto da cui non erano riusciti a ricavare nessuna informazione e quindi, mezzo morto lo riportano a vegetare in una cella a Marassi.
1945: 23-24 Aprile, il viaggio verso la morte.
Il 23 Aprile 1945, insieme ad altri prigionieri politici, al mattino presto è caricato su dei camion e portato insieme ad una colonna di soldati tedeschi in ritirata, come ostaggi, per coprire la fuga dei tedeschi verso Bolzano e da lì verso la Germania. Arrivati nel paese di Bornasco (Comune di Vidigulgo, prov. di Pavia), il 24 Aprile 1945, la colonna è attaccata da aerei inglesi, i tedeschi abbandonano i camion, allora i prigionieri cercano e tentano la fuga, ma vengono quasi tutti uccisi da mitragliate tedesche e Pieragostini colpito a morte cade. Il 27 Aprile 1945 emissari del CLN riconoscono i corpi dei caduti, che la gente del posto, a maggioranza contadini, avevano lavato i corpi e ordinati in modeste casse di legno e le avevano adornate di fiori. Pieragostini morì così, lasciando una giovane moglie in cinta che di lì a poco gli avrebbe dato una figlia.

Raffaele Pieragostini